L’8 gennaio 1993 la mafia uccideva il giornalista Beppe Alfano, una voce libera e coraggiosa

pubblicato da Gianfranco Bonofiglio

Le iniziative a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) promosse dai familiari. La storia su Ossigeno-Cercavano la verità

Trentuno anni fa, l’8 gennaio 1993, a Barcellona Pozzo di Gotto (ME), Beppe Alfano, insegnante e giornalista, fu ucciso a colpi di pistola da killer mafiosi. Indagava sugli affari sporchi di alcuni amministratori e pubblicava notizie scomode per i boss locali. Sarà ricordato nella sua città con un convegno promosso dai suoi familiari per dire che ancora non è stata fatta piena giustizia.

“Dopo trentuno anni sarà per noi e per mio padre una giornata molto intensa ed importante, ci auguriamo che i cittadini di Barcellona siano in tanti a voler ricordare il sacrificio di mio padre”, ha scritto su Facebook Sonia Alfano, la figlia del giornalista, che insieme agli altri familiari, per la prima volta, ha organizzato un convegno pubblico nella città in cui fu ucciso, per parlare dei depistaggi e della mancata giustizia che hanno caratterizzato la ricerca della verità sul suo omicidio.

LE INIZIATIVE – A Barcellona Pozzo di Gotto, nel Duomo di Santa Maria Assunta, lunedì 8 gennaio alle ore 15:30 sarà celebrata una messa in suffragio. Seguirà alle ore 16:30, presso l’auditorium in via San Vito, il dibattito dal titolo “La mafia barcellonese a 31 anni dall’omicidio di Beppe Alfano: la lotta per la verità sul delitto e su depistaggi continua!”. Interverranno: l’avvocato Fabio Opici, legale della famiglia Alfano; il senatore Peppe Lumia, già presidente della commissione bicamerale antimafia; l’onorevole Pino Galluzzo, deputato dell’assemblea regionale siciliana; l’onorevole Fabio Granata, già vicepresidente della commissione bicamerale antimafia; l’onorevole Giulia Sarti, già presidente della commissione giustizia; l’onorevole Fabrizio Ferrandelli, già vicepresidente della commissione antimafia ARS, e il giornalista Nuccio Anselmo, scrittore e capo servizio della Gazzetta del sud.

CHI ERA – Ossigeno per l’informazione ricorda Beppe Alfano sul sito Cercavano la verità (www.giornalisticcisi.it), dedicato ai trenta giornalisti italiani uccisi, dove è possibile leggere la storia del cronista siciliano, il tortuoso iter per accertare le responsabilità della sua uccisione, documenti e testimonianze.

Beppe Alfano era un docente di educazione tecnica con la passione per il giornalismo. Aveva 47 anni, una moglie e tre figli. Fu ucciso con tre colpi di pistola, l’ultimo in bocca. Con la sua attività giornalistica, che svolgeva per le emittenti locali e come corrispondente del quotidiano “La Sicilia” di Catania, stava portando alla luce attività irregolari. In particolare, due mesi prima della tragica uccisione, l’ex presidente dell’AIAS (Associazione Italiana Assistenza Spastici), Antonino Mostaccio, tentò di corromperlo affinché non proseguisse la sua inchiesta sulle attività dell’associazione. Beppe Alfano rifiutò. Non arriverai al 20 gennaio prossimo, gli aveva risposto l’ex presidente. Beppe lo confidò alla figlia Sonia aggiungendo che non si sarebbe fermato.

ARCHIVIATA L’ULTIMA INCHIESTA – Fu la mafia a uccidere il docente-giornalista. Lo ha sancito nel 2006 la sentenza che ha condannato Nino Merlino, quale esecutore materiale, e il boss Giuseppe Gullotti, come mandante. Ma non è stata ancora fatta piena giustizia, ha dichiarato più volte la figlia Sonia, già presidente della commissione parlamentare antimafia del parlamento europeo.

“Sono trascorsi già trent’anni senza riuscire a risalire ai cosiddetti mandanti occulti”, aveva detto in un colloquio con Ossigeno (leggi). A ottobre 2023 è stata archiviata anche l’ultima inchiesta, la terza, riguardante la posizione del barcellonese Stefano Genovese, presunto esecutore materiale del delitto, tirato in ballo da alcuni collaboratori di giustizia. Secondo la gip di Messina Claudia Misale non ci sarebbero elementi per andare avanti con nuove indagini. Archiviate anche le perizie balistiche sull’arma del delitto, sollecitate dall’avvocato della famiglia Alfano.

COME VIENE RICORDATO – In questi anni a custodire la memoria professionale e umana di Giuseppe Alfano è stata soprattutto la sua famiglia che ha spesso lamentato la disattenzione pubblica per la storia del giornalista che ha pagato con la vita l’amore per la verità. Ucciso e vilipeso anche dopo la morte, dalle calunnie e, nella maggior parte dei casi, dimenticato anche dalle istituzioni e dalla politica, ha detto la figlia Sonia lo scorso 11 maggio 2023 partecipando in collegamento al convegno di Ossigeno per l’informazione che ha ricordato i trenta giornalisti italiani uccisi (vedi). Soddisfazione è stata espressa per l’attenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che a febbraio 2023 ha ricevuto in un incontro privato la famiglia del giornalista. «Per la prima volta abbiamo sentito lo Stato al nostro fianco e riconoscente verso mio padre», ha commentato per Ossigeno Sonia Alfano.

Articolo di Maria Pia Attolini

Fonte: ossigeno per l’Informazione

www.ossigeno.info

 

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