Sempre più profonda la crisi economica della provincia cosentina, continua la fuga e non solo dei giovani

pubblicato da Gianfranco Bonofiglio
continua fuga giovanile

L’anno che è volato via da qualche giorno ha lasciato il segno su una provincia, quella di Cosenza, che non riesce a rialzarsi da una crisi che dal 2008 non accenna a placarsi. Anzi i dati economici confermano, anno dopo anno, il suo acuirsi senza sosta.

Aumentano i NEET  (colori i quali hanno rinunciato a studiare, a professionalizzarsi e a cercare un lavoro), cioè coloro i quali considerano la battaglia per un lavoro già persa, sfiduciati da anni di ricerca senza risultati ed aumentano anche quelli che continuano a partire altrove per cercare un lavoro in terre più benigne. E le partenze non sono più esclusivo appannaggio dei giovani ma anche moti cinquantenni morsi dalla crisi hanno deciso di raggiungere i loro figli in atri luoghi o di ritentare una nuova vita in altri lidi.

La disoccupazione giovanile, quella dai 15 ai 35 anni, fra NEET ed quelli che ancora sperano nella ricerca di un lavoro ha superato la soglia del 50%, una cifra da bancarotta sociale. Il tessuto produttivo è sempre più fragile,  ‘indebitamento con le banche è sempre più diffuso.

Dalla ricerca pubblicata dal “Sole24Ore” oltre un terzo della popolazione attiva della provincia di Cosenza è indebitata. Il fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri e dei borghi ha assunto dimensioni allarmanti con piccoli paesi dove oramai vivono solo anziani con i figli ed i nipoti che vivono al Nord o all’estero.

In un tale contesto la politica non riesce a dare risposte. La questione meridionale e, nel suo ambito, la “questione calabrese” non desta sul piano del Governo nazionale alcun interesse. La mancanza assoluta di leader calabresi nei palazzi romani rende la Calabria praticamente invisibile. A tutto ciò l’unica soluzione rimane la fuga costante che, continuando a questi ritmi, stravolgerà anche l’assetto sociale e non solo demografico della nostra provincia. Rinunciare ai giovani significa rinunciare al futuro.

L’Istat ha previsto che entro il 2050 la Calabria calerà ad 1.300.000 abitanti dei quali il 60% ultrassessantenni. E tale fenomeno colpirà ancor più pesantemente la provincia di Cosenza. Su tale prospettiva non ci si può più cullare.  Solo un vero risveglio delle coscienze potrà invertire la marcia. Un risveglio collettivo che lasci il passo alla rassegnazione e faccia nascere la volontà ferma e decisa di cambiare. Un risveglio culturale e sociale. Una nuova Primavera, altrimenti, forse, un giorno sarà troppo tardi.

Redazione

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