La ‘ndrangheta, regina incontrastata del narcotraffico mondiale

pubblicato da Gianfranco Bonofiglio
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Che la ‘ndrangheta sia l’organizzazione criminale più potente al mondo è fatto risaputo ed, oggi, con notevole ritardo, è considerata tale anche dalle polizie di mezzo mondo.

Nel 2008 il Governo degli Stati Uniti, per la prima volta, ha inserito nella “black list” l’organizzazione criminale calabrese nell’elenco delle 75 organizzazioni dedite al narcotraffico più pericolose al mondo.

E la ‘ndrangheta sfruttando anche le condizioni sociali e storiche che hanno condotto nel tempo ben 12 milioni di calabresi di prima, seconda e terza generazione ad integrarsi in numerosi Stati del mondo, ha saputo globalizzarsi ed estendere i suoi affari in campo mondiale con una organizzazione ben ramificata che deve, sempre e comunque, tener conto delle famiglie originarie operanti in Calabria.

E fra i vari Paesi interessati alla presenza di “locali” ‘ndranghetistici non potevano certo mancare gli Stati Uniti d’America, dove operano affiliati impegnati a mantenere rapporti solidi e stabili con le “Cinque famiglie” del crimine statunitense per gestire il narcotraffico oggi gestito in gran parte dai narcos messicani appartenenti al “Cartello del Golfo”.

Una delle operazioni giudiziarie più importanti degli ultimi anni che hanno consentito di definire un quadro abbastanza attuale sul sistema di relazioni fra esponenti di alcune potenti famiglie della ‘ndrangheta ed i narcos messicani è quella denominata “Solare” che venne condotta dall’allora procuratore aggiunto antimafia della Procura di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, oggi Procuratore capo della Procura della Repubblica di Catanzaro. In quella indagine si poté stabilire l’esistenza di un legame affaristico fra un gruppo originario di Gioiosa Ionica con a capo il gestore di una famosa pizzeria nella città di New York ed il capo della cellula del Cartello messicano operante su New York.

Nell’indagine coordinata unitariamente dai Ros, dalla Dea e dall’Fbi vennero accertati ingenti quantitativi di cocaina destinati al mercato europeo controllato in gran parte dall’organizzazione criminale calabrese. E nell’ambito della stessa inchiesta gli investigatori ebbero modo di intercettare anche alcuni momenti di attrito fra il cartello messicano ed alcuni corrieri calabresi dovuti al fatto che si tardava sui pagamenti.

Erano pronti ad intervenire le sanguinarie squadre della morte appartenenti al Cartello del Golfo, le “Los Zetas”, composte da mercenari in grado di seminare terrore ed attuare stragi per come accade da tempo in Messico. La Dea (Drug Enforcement administration) interrogando un collaboratore di giustizia che è appartenuto al Cartello del Golfo ha potuto appurare che i rapporti del “Cartello” con esponenti della ‘ndrangheta risalgono ai primi anni ‘novanta.

Anche altre indagini risalenti nel tempo hanno dimostrato che uomini di spicco della ‘ndrangheta erano acquirenti di cocaina direttamente negli Stati Uniti tramite relazioni con cartelli colombiani e messicani. E non pochi sono stati anche i tentativi posti in essere da potenti famiglie del reggino di investire gli immensi proventi provenienti dal controllo del narcotraffico direttamente negli Stati Uniti. Infatti, in una inchiesta condotta dall’allora procuratore aggiunto della Procura di Reggio Calabria, Michele Prestipino, si è accertato un tentativo di riciclaggio con investimenti nello Stato del Delaware. Il tutto era stato coordinato, senza però concludere nulla, da un famoso notaio di origine italiane con studio in Lugano, Svizzera, che, coinvolto nell’indagine, è morto suicida.

In una ennesima e distinta indagine si è anche accertato il legame fra uomini di rango della potente organizzazione calabrese direttamente con l’allora capo delle cinque famiglie, Jonh Gotti, deceduto nel 2002 all’età di 61 anni e che era il padrino a New York della potentissima famiglia Gambino. E nella storia della criminalità organizzata degli Stati Uniti il ruolo della mafia italo – americana è stato sempre determinante, soprattutto all’inizio del novecento, in concomitanza con la grande emigrazione.

Ed alcuni dei capi che hanno fatto la storia del gangsterismo americano erano calabresi emigrati in America alla ricerca di fortuna. Giacomo Colosimo, nato a Colosimi, piccolo paesino della Valle del Savuto in provincia di Cosenza, emigrò a 24 anni a Chicago e divenne il primo boss di Chicago con il soprannome di Big Jim per la sua enorme stazza e forza fisica. Fu il capo del famigerato Al Capone che insieme al nipote dello stesso Colosimo, ne organizzò l’agguato mortale che avvenne l’11 maggio del 1920. Anche Frank Costello, il suo vero nome era Francesco Castiglia, nacque in Provincia di Cosenza, e precisamente nella frazione Lauropoli del Comune di Cassano allo Ionio nel 1896 e nel 1932 divenne il braccio destra di Lucky Luciano. Ebbe il ruolo di primo ministro della mafia e seppe creare una rete di connivenze di enorme portata. Fu anche il protettore di personaggi del calibro di Frank Sinatra e Dean Martin, anch’essi italo – americani. Anche Albert Anastasia il cui vero nome era Umberto Anastasio, temuto boss dell’anonima omicidi di New York era di origini calabresi essendo nato a Parghelia, piccolo paesino in provincia di Vibo Valentia, ed essendo emigrato in America giovanissimo a seguito della sua famiglia.

Redazione  

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