Regionali 2020, 306 candidati per 30 poltrone da consigliere

pubblicato da Gianfranco Bonofiglio

In fin dei conti, anche per il sistema elettorale vigente, non sono tantissimi i candidati che si contendono i 30 posti di consigliere regionale. In 306 per 30  poltrone. Indubbiamente una campagna elettorale regionale per la vastità delle tre circoscrizioni che equivalgono, quella Nord all’intera provincia di Cosenza con ben 150 comuni, quella di Centro alle province di Catanzaro, Crotone e Vibo, e quella Sud per l’intera provincia di Reggio Calabria, comporta una profonda conoscenza del territorio ed avvantaggia chi già ha ricoperto incarichi elettivi come può essere un primo cittadino o chi da consigliere uscente, ne sono ricandidati ben 22, ha già un suo elettorato che ha potuto curare e spesso foraggiare durante la consiliatura regionale. In Calabria non si vota per opinione ed infatti ogni elettore esprime la sua preferenza, mentre in Trentino Alto Adige o in Friuli Venezia Giulia solo il 10% di chi va al voto esprime una preferenza, il 90% rimanente vota solo il simbolo del partito o, in caso delle regionali, il candidato Presidente legato al partito di appartenenza. Innumerevoli le inchieste sin dagli anni ’70, da quando è nata la Regione Calabria, che hanno coinvolto numerosi candidati eletti e non eletti che si erano rivolti a capi mafia per avere voti o che avevano esercitato un reato, il voto di scambio, che, ad onor del vero, esiste da sempre e rappresenta un modello culturale duro a morire. Nella Prima Repubblica le segreteria politiche che erano delle “agenzie sbrigatutto” offrivano posti di lavoro, assunzioni negli Ospedali, false invalidità civili e tutta una serie di “servizi” sulla quale viveva una società assistita ed improduttiva e vi era comunque la merce di scambio. Nella Seconda Repubblica è venuta meno la merce di scambio, soprattutto il posto di lavoro, e il livello dello scambio si è abbassato. Talvolta una multa da cancellare, un documento da ottenere, una assunzione temporanea in qualche cooperative con stipendi da fame e così via. Un livello sempre più basso dello scambio, talvolta anche qualche biglietto da 50 euro, ha mantenuto in vita il voto di scambio che tanto male ha fatto alla democrazia del nostro paese. Infatti dalla prima riforma della legge elettorale che nel 1992 trasformò da quattro preferenze ad una sola la possibilità di voto per le politiche con la successiva riforma che annullò le preferenze ed instaurò i “nominati”, caratteristica fondamentale della Seconda Repubblica che ha destinato nelle mani dei segretari di partito un potere assoluto al punto tale da far nascere i partiti ad personam a scapito della partecipazione democratica. Il voto di scambio, il maledetto voto di scambio sul quale si è basata la carriera di politici maneggioni e truffaldini, che ha escluso dalla politica le persone per bene e serie, che ha consentito gli accordi con le mafie, che ha avvelenato la nostra terra.
Redazione

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