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Sabato, 15 Dicembre 2018
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Paride Leporace: "Non mi capitava da tempo di divorare un libro a poche ore dall’acquisto"

Posted On Domenica, 25 Novembre 2018 13:12
Paride Leporace e Alessandro Bozzo Paride Leporace e Alessandro Bozzo

“L’altro giorno ho fatto quarant’anni” di Lucio Luca per me non è un libro qualsiasi. E’ la vita di Alessandro Bozzo, giornalista giornalista, morto suicida nel fior degli anni per essersi ritrovato in un enorme buco nero professionale ed esistenziale. Al tempo del mio lavoro nei giornali di carta, qualche giorno prima dell’uscita del libro di Laurana editore, avrei impostato un bel paginone. Articolo di cronaca-recensione, biografia autore, stelloncino in evidenza sul breve risvolto di copertina scritto da Roberto Saviano, la scelta di un passo del libro con fogliettone passante, pezzone su Alessandro titolato “Vita e morte di un cronista cazzuto” Me lo immagino Alessandro che da dove si trova mi sibila: “Fotte niente direttore”.

Per me non è più quel tempo. Ma un articolo sul mio blog mi tocca. Nel libro di Lucio Luca, scritto in forma di romanzo, sta scritto: “Paride che mi volle a tutti i costi quando abbiamo aperto e mi fece pure l’articolo 1, l’assunzione a tempo indeterminato. Poi Paride mandò a cagare l’editore e amen” dice l’io narrante di Bozzo. L’editore è Pierino, croce di Alessandro nella storia controversa del quotidiano Calabria Ora, da me fondato su mandato e con denaro del prima citato Piero Citrigno e Fausto Aquino. Un avvio di tredici mesi più tre per preparazione e lancio pubblicitario. Poi lasciai. Arrivederci e grazie. Pur se ben pagato e con puntualità non ero in grado di sostenere il fiato sul collo del padrone in redazione.

Dice il personaggio di Rosa, nel libro costruito su testimonianze dirette dei colleghi di Alessandro e sugli appunti dei suoi diari “Dobbiamo tornare ad essere quello che eravamo all’inizio quando siamo stati scelti da Paride. Ve lo ricordate lo slogan? Il giornale che scrive quello che tutti gli altri non scrivono”. Una sguardo esterno quello dell’autore, un cronista di Repubblica di giudiziaria, nera e sport. Un siciliano che ben conosce i meandri del precariato e del sacro fuoco e che al suo quinto libro ha scelto di impossessarsi dell’Io di Alessandro per fare giustizia e verità sul suo dramma epico e rendergli omaggio mimetizzando fatti e personaggi nella tecnica di finzione.

Per me Alessandro non era solo un giornalista. Mi aveva sostenuto come candidato a sindaco della Lista Ciroma a Cosenza organizzandomi un incontro nella sua Donnici. Ne pedinai il crescente valore nei media dove lavorava, sempre quelli di Citrigno. Non riuscii mai a farlo approdare al libero Quotidiano di Calabria dove anelava immergersi con la sua totale dedizione. A Calabria Ora finalmente assieme.

Un solo scazzo sulle pagine .Nella sua dura intransigenza non voleva saperne nulla di rettificare una cronaca di un’assemblea dei Ds di Rende dove aveva messo alla berlina un militante autorevole di vecchia scuola comunista. Duro e puro Alessandro. La mediazione parola estranea. Giornalista giornalista alla Siani non c’è dubbio. Minacciato di morte per i suoi articoli. Ucciso dalla sua meticolosa intransigenza.

Il suo sguardo all’annuncio del mio abbondano del giornale non mi abbandona ancora. Quando mia moglie Lucia mi chiese un nome della mia ex truppa per rafforzare la redazione di Matera non ebbi esitazioni ad indicare il suo nome. Alessandro che aveva cavato sangue e copie dalla sperduta redazione di Castrovillari alla “Provincia cosentina” forgiando e scoprendo giovani cronisti avrebbe fatto faville nella città capitale della cultura.

Ci pensò molto. Poteva essere la sua redenzione professionale dopo minacce esterne e angherie interne, scelse la famiglia. Fu un combinato disposto letale. Le terribili vicende professionali del giornale e il matrimonio in crisi indussero Alessandro a farla finita con un colpo di pistola sparato non solo contro di lui. Quel colpo è stata una sorta di frusta all’ambiente giornalistico calabrese indifferente a quello che girava attorno a molte redazioni.

La notizia mi arrivò per telefono mentre leggevo “Moby Dick” uno dei libri più amati da Alessandro. “Mi sono svegliato con in testa Melville, lo scrittore che ho amato di più da ragazzo” pensa Bozzo nel romanzo. E io mi porto nella testa i sui disegni di navi vichinghe durante le riunioni di redazione dove si estraniava per meglio colpire a quel dannato computer dove dava il meglio di sè.

C’è tutto di Alessandro Bozzo in questo libro. Tic, ardori, il profondo amore per il tennis, le sue letture, le angosce, le aspirazioni, i sogni infranti, la speranza di cambiare il mondo o quantomeno il suo territorio con i suoi articoli. Ci sono le sigarette, le canne e le pizze di notte a fine turno, la mistica mitica del mestiere come non è più.

Nel libro ci sono molti personaggi veri e tanti fatti di Calabria mescolati ad altri immaginati dall’autore. Se Alessandro Bozzo è lui senza dubbi, con tutta la sua memoria da sottoscala narrato con precisa dovizia dei fatti accaduti, attorno invece si mescolano gli avvenimenti e i contesti. Si antepongono episodi e si confondono. Ne viene meno il realismo che solo la forma del saggio avrebbe dovuto rispettare.

Il romanzo ben scritto si prende licenze per arginare querele e offensive per un libro che non è stato facile far pubblicare. Non tutti gli editori hanno grande coraggio. E l’autore con questo espediente si è difeso da querele temerarie e milionarie da parte dei molti poteri forti aggrediti nella narrazione. Ho una critica forte da fare al romanzo di Lucio Luca. L’autore con passione civile, ripercorre numerose vicende della mala Calabria degli anni recenti. Finge di affidarli tutti al vaglio di Alessandro dipingendo un quadro a tinte fosche della nostra regione e ancor di più di Cosenza.

Mi ha ricordato quelle opere degli anni Settanta dove per l’operaio era tutto dolore e mortificazione la narrazione. Mai un momento di gioia e cielo sereno. Così è in “L’altro giorno ho fatto quarant’anni fa”. La bella inchiesta sul campo in forma di romanzo non considera la partita positiva del liberato accesso alla professione negli anni Novanta, l’aumentato indice di lettura, una moderna opinione pubblica che ha condizionato positivamente il dibattito pubblico.

Allo stesso tempo l’autore riscatta il ruolo di una professione vilipesa per luogo comune e oggi apostrofata con epiteti da trivio. Alessandro Bozzo grazie al suo romanzo diventa l’antieroe senza macchia e con umane paure. Una sorta di “Vita difficile” il film di Dini Risi in cui Alberto Sordi interpreta il personaggio del giornalista Silvio Magnozzi. Cambia purtroppo il finale. Nella geniale pellicola il cronista tira uno schiaffone all’editore canaglia facendolo finire in piscina. Nella vita reale Alessandro ha mirato contro se stesso chiamandoci a riflettere noi tutti su errori ed ipertrofie di settore. E di questo in molti siamo molto grati a Lucio Luca.

Lucio Luca “L’altro giorno ho fatto quarant’anni” Laureana editore (euro 16).

Scritto da Paride Leporace - Fonte: parideleporace.it