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Sabato, 15 Dicembre 2018
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Il piano di rientro sanitario aumenta le tasse ai calabresi e ne peggiora pure la salute

Posted On Lunedì, 12 Novembre 2018 09:52

I tecnici di KGPM, pagati dai contribuenti calabresi a suon di milioni di euro, ancora una volta sono tornati in Calabria per visionare i conti della sanità calabrese in applicazione del piano di rientro sanitario della Calabria. Hanno certificato un disavanzo di ben 163 milioni di euro a fronte dei 105 precedentemente preventivati da AGENAS. E’ lecita la domanda di questa rilevante differenza perché ciò comporterà un ulteriore aumento delle tasse a noi calabresi per risanare questo ulteriore “presunto” disavanzo sanitario della nostra regione. Questo aumento delle tasse è aggiuntivo a quello già esistente di circa 98 milioni di euro all’anno. Il tutto in aggiunta al prestito oneroso di 450 milioni cui la Calabria è stata costretta e per il quale sta restituendo in 30 anni ben 900 milioni.

Ho scritto virgolettato “presunto” deficit sanitario calabrese perché la Calabria non ha mai prodotto in sanità nessun deficit per due motivi:

  1. il sistema sanitario calabrese è da oltre 20 anni gravemente sotto finanziato e
  2. nei circa due milioni di residenti Calabresi ci sono oltre duecentomila malati cronici in più che non in altri due milioni di italiani. Per comprendere le dimensioni del primo punto basti pensare che la regione Liguria nel 2017 ha avuto 1860 euro pro capite contro i 1741 della Calabria cioè 119 euro in più. Se la Calabria avesse avuto 119 euro in più per ognuno dei 1.980.000 residenti avremmo avuto ben 235 milioni di euro in più che in venti anni ammontano a quasi 5 miliardi di euro. Inoltre la Valle D’Aosta ha speso negli anni passati in sanità pro capite ben 900 euro in più della Calabria. Se la Calabria avesse potuto spendere la stessa cifra per ogni suo abitante avrebbe speso la strabiliante cifra di 1.782.000.000 euro in più ogni anno.

Per comprendere il secondo punto basti pensare che per curare ognuna delle oltre duecentomila patologie croniche, che noi abbiamo in più rispetto al resto d’Italia, necessitano da qualche centinaio di euro fino a qualche migliaio di euro a seconda della patologia. Per curarle tutte ogni anno necessiterebbero rispetto alle altre regioni cifre dell’ordine di oltre un centinaio di milioni di euro in più. Ed è per questi motivi che la Calabria non ha mai sforato nella spesa sanitaria ma ha soltanto curato i suoi molti malati cronici per i quali i pochi fondi dati non potevano bastare. La prova provata che tutto ciò è vero è data dal fatto che dopo otto anni di piano di rientro sanitario imposto alla Calabria lo “sforamento” è stato di ben 163 milioni, un record.

Da notare che questo risultato si è avuto nonostante che ad amministrare con “oculatezza e tagli” alla sanità calabrese (e alla gran parte della sua economia in quanto la spesa sanitaria ammonta al 70% della spesa totale regionale) sono stati il Ministero dell’Economi e quello della Salute tramite i commissari. Delle due l’una o il Ministero dell’Economia e della Salute e i commissari sono stati degli emeriti incompetenti oppure i problemi delle sanità calabrese sono il sotto finanziamento e la maggiore numerosità delle malattie croniche presenti in Calabria.

E tutto continua nonostante che sia del sotto finanziamento che della maggiore numerosità delle malattie della Calabria rispetto al resto d’Italia sono a conoscenza tutte le istituzioni che in materia hanno prodotto atti ufficiali pertinenti: Commissario Scura e governatore della Calabria Oliverio con il decreto 103 del 15/09/2015, Commissioni sanità di Camera e Senato con gli annuali rapporti SANITA’ CREA, l’Istat con le sue tabelle, la Conferenza Stato-Regioni, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici etc..

Sarebbe utile che tutte queste istituzioni prendessero coscienza che è proprio il piano di rientro a concorrere a questo fenomenale aumento dello “sforamento” della spesa sanitaria perché, con i suoi tagli, il blocco del turn over, la chiusura di ospedali, la riduzione dei posti letto, l’imposizione di super ticket, l’allungamento delle file di attesa ha fatto si che i malati cronici calabresi non si siano potuti curare.

Il malato cronico che non si cura peggiora si complica aumenta la sua comorbilità e poi per curarlo costa molto di più e si deve curare nei centri di eccellenza fuori regione per i quali la Calabria spende oltre 300 milioni di euro all’anno. Che fare? A) Chiudere immediatamente con il commissariamento e il piano di rientro ingiusto dannoso e perfino beffardo e finanziare le sanità regionali in base al numero delle malattie presenti.

I MINISTERI E IL COMMISSARIO SFORANO MA A PAGARE SONO I CALABRESI.

Dott. Nanci Giacinto medico di famiglia a Catanzaro