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Lunedì, 19 Novembre 2018
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I malati calabresi trattati come i briganti dell’unita’ d’Italia di 150 anni fa

Posted On Mercoledì, 17 Ottobre 2018 08:33

Riceviamo e pubblichiamo. "Nel marzo 1861 dopo la proclamazione dell’unità d’Italia Vittorio Emanuele II primo suo re ha mandato nel SUD ITALIA un esercito di centoventimila militari per combattere i briganti (durante le guerre di indipendenza aveva usato al massimo quarantamila soldati). Per oltre 10 anni con leggi speciali i militari hanno avuto carta bianca e ne i parlamentari, ne i sindaci, ne i prefetti e neanche i magistrati hanno potuto mettere argine allo strapotere dei militari che hanno compiuto atti di vera e propria barbarie per annientare i presunti briganti. Negli stessi anni oltre alle fucilazioni le impiccagioni e lo smembramento dei cadaveri alle popolazioni meridionali (ex stato borbonico) e quindi anche alla Calabria sono state imposte delle tasse esorbitanti, la chiusura delle scuole e la leva obbligatoria di sei anni, tanto che il detto era “O BRIGANTI O EMIGRANTI”."

"Ovviamente delle persone trucidate pochi erano briganti e molti invece i calabresi che si ribellavano alla mancata concessione delle terre ai contadini promessa da Garibaldi, alle tasse esose e ai sei anni di leva obbligatoria. La vera e propria guerra di annessione di Vittorio Emanuele II ha posto le basi per il sottosviluppo della Calabria e di generare una emigrazione di circa due milioni di meridionali (sul totale di nove milioni di allora). Emigrazione poche volte vista nella storia dell’umanità di cui nella storiografia ufficiale niente viene detto. E oggi? Oggi anno 2018 purtroppo la storia si ripete, la sanità calabrese è sottoposta da ormai otto anni a “LEGGI SPECIALI (piano di rientro sanitario e commissariamento) ” che hanno esautorato le istituzioni democraticamente elette e per la quali più del settanta per cento del bilancio economico della Calabria è gestito dal Commissario, dal Ministero dell’Economia e dal Ministero della Salute."

"Oggi, sempre in applicazione del piano di rientro sanitario, la Calabria è sottoposta ad un imponente aumento di tutte le tasse e delle accise sulla benzina e ad un prestito oneroso che noi calabresi finiremo di pagare nei prossimi trenta anni e che ovviamente concorre a deprimere la già sofferente economia calabrese. E ancora oggi, invece della chiusura delle scuole come 150 anni fa, in Calabria le “LEGGI SPECIALI” hanno imposto la chiusura di alcuni ospedali, la mancata apertura dei nuovi, la diminuzione dei posti letto e la mancanza di personale sanitario per il blocco del turnover. Infine oggi oltre alla nuova imponente emigrazione dei giovani calabresi per mancanza di lavoro si aggiunge l’emigrazione per le cure sanitarie fuori regione che ci costano 300 milioni di euro all’anno."

"La conclusione è che 150 anni fa si moriva per fucilazione e impiccagione oggi si muore, sempre precocemente come allora, ma per malattia. Infatti da quando vige il piano di rientro sanitario l’aspettativa di vita dei calabresi invece di aumentare, come nel resto d’Italia, è diminuita e a parità di malattia in Calabria si muore prima, e qualsiasi sia la causa di morte sempre di morte si tratta. L’ultima similitudine tra oggi e 150 anni fa è che sempre di ingiustizia si tratta, infatti allora si uccidevano “briganti” anche quando non lo erano oggi si muore perché il sistema sanitario calabrese è ingiustamente e gravemente sotto finanziato da oltre 20 anni, per come sanno tutte le istituzioni preposte. Infatti la Calabria è una delle regioni che riceve meno fondi sanitari procapite."

"Per capire di quanto siamo penalizzati basti pensare che la Liguria ha ricevuto nel 2017 ben 1860 euro procapite mentre la Calabria ne ha invece ricevuti 1741, ben 119 euro procapite in meno della Liguria che moltiplicati per il 1.980.000 residenti calabresi ammontano a ben duecentotrentacinquemilioni e seicentoventimila euro per anno e se si moltiplica per i venti anni di applicazione di questo metodo di finanziamento si arriva ad oltre quattromiliardi di euro. E se al grave sotto finanziamento aggiungiamo che in Calabria ci sono oltre duecentomila malati cronici in più che non in altri due milioni di altri italiani si comprende che il finanziamento alla sanità calabrese dovrebbe essere ancora maggiorato rispetto a quello procapite appena calcolato."

"La prova provata che quanto appena detto è vero è che, nonostante “l’oculata” gestione della spesa sanitaria calabrese fatta dai Ministeri dell’Economia e della Sanità e dal Commissario Scura, il deficit di spesa per il 2017 è stato di ben 105 milioni di euro. A questo punto o dobbiamo commissariare i Ministeri e il commissario Scura oppure il motivo del deficit sanitario è un altro e cioè il sotto finanziamento e la maggiore presenza di malattie croniche in Calabria, e allora bisogna chiudere l’ingiusto e dannoso piano di rientro, rimuovere il commissario e finanziare la sanità delle regioni in base al numero delle malattie presenti in ogni regione. E’ arrivato il momento che tutti i calabresi ridiventiamo di nuovo “BRIGANTI” e ci ribelliamo a questa nuova e grave ingiustizia anche se a adesso a governare ci sono due (Salvini e Di Maio) che si ritengono a loro volta “briganti”. Per la Calabria non lo sono stati e non lo saranno fino a prova contraria."

Dott. Nanci Giacinto medico di famiglia a Catanzaro

 

 

 

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