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Lunedì, 25 Giugno 2018
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Lavoro in Calabria, solo nelle Banche persi un quarto degli occupati

Posted On Martedì, 20 Marzo 2018 08:48

Il dramma del lavoro ha assunto oramai in Calabria una dimensione drammatica. Non solo non esiste più ma continua inesorabilmente a diminuire nel senso che chi aveva un lavoro lo ha perso e continua a perderlo. Nel 2008, all'inizio nella crisi economica che dura da dieci anni e che in Calabria non accenna a diminuire, si calcola che coloro i quali avevano un posto di lavoro stabile e duraturo erano circa 700.000 su 2.100.000 abitanti complessivi. Oggi in Calabria dopo un decennio, nel 2018, il lavoro duraturo e stabile è prerogativa di solo 400.000 calabresi su 1.850.000 abitanti reali da non confondere con il numero dei residenti (1.970.000) considerato che tanti residenti domiciliano e vivono altrove.

Un calo di 300.000 unità lavorative. Una cifra che da sola rende la dimensione della gravità del problema che costringe le nuove generazioni ad abbandonare la Calabria con ritmi simili all'emigrazione dell'immediato dopoguerra. Il settore più colpito è stato quello dell'edilizia, settore praticamente spazzato via dalla crisi ma anche gli altri non sono stati da meno. Per fare un solo esempio analizziamo i dati del settore bancario. Nel 2009 in Calabria gli impiegati bancari erano 4.422, nel 2017 erano 3.418, ben 1.004 in meno con un calo del 22,7%, quasi un quarto dei posti di lavoro di un tempo.

Nel 2009 in Calabria gli sportelli bancari erano 530, oggi sono 441, ben 89 in meno. In 25 comuni non vi sono più sportelli bancari. Ed il futuro non si prospetta certamente positivo. Gli ultimi accordi che coinvolgono Unicredit e Banca Intesa che controlla il Banco di Napoli e l'ex Banca Nuova prevedono ulteriori tagli del personale ed ulteriori chiusure di sportelli soprattutto nel mezzogiorno.

Nella stessa linea che ha caratterizzato sinora il mondo bancario che ha coinvolto pesantemente le regioni del Sud e che, invece, ha lambito solo marginalmente il mondo bancario del Nord, contribuendo ad allargare quel divario sempre più incolmabile e sempre più vasto della differenza fra un Nord che registra segnali di ripresa sia in termini di produttività che di occupazione ed un sud che continua a regredire e a patire una crisi senza fine con una politica nazionale che non è mai intervenuta dimenticando nella sua agenda la questione meridionale.

Con un sud che ha eletto negli ultimi decenni una classe politica inetta e cialtrona che sulle sventure del Sud e sul bisogno ha costruito le proprie fortune economiche e politiche attraverso il voto di scambio, la corruzione e la collusione con le organizzazioni criminali che sono oramai divenute le uniche centrali di controllo di quel poco di economia che ancora esiste nel sempre più disgraziato ed abbandonato meridione.


Redazione

 

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